PSICOLOGIA DELLA SCRITTURA

 

Bisogna dire innanzitutto che la SCRITTURA una volta era appannaggio di pochi, nella maggior parte amanuensi non sempre entusiasti di fare quel lavoro, per cui difficilmente spontanei nel gesto grafico: il testo doveva essere comprensibile per tramandare, essere testimonianza di trattati e opere importanti, ma la modalità con cui questa attività era svolta non era delle migliori. Ai monaci veniva data una panca su cui stare seduti, un leggio dal quale leggevano l'originale da trascrivere e sulla coscia destra tenevano i tomi da riempire di frasi di cui non sempre capivano il senso.

La PSICOLOGIA è uno strumento per studiare le emozioni, le motivazioni, il comportamento dell'uomo e come tale tende a dare all’uomo la autonomia, la possibilità di diventare sempre più indipendente dall’autorità costituita nei confronti dell’anima, la Chiesa. In quanto scienza dell'anima e del comportamento, la psicologia si rende colpevole di voler rendere accessibile alla comprensione umana l'anima ritenuta "soffio divino" e liberare - dando spiegazioni umane - il comportamento degli uomini ritenuto parte integrante del "progetto di Dio".

Pensate alla vita di un uomo qualunque nel medioevo, mediamente non istruito, dedito a lavori manuali e considerate la scrittura di un uomo nell’Ottocento, poi adesso lo stesso uomo che ha la possibilità di comunicare attraverso Internet con il resto del mondo. Tutto ciò che ci circonda è cambiato, mentre la nostra interiorità è rimasta più o meno tale: i nostri sentimenti, le nostre emozioni, le nostre dinamiche di personalità ecc. hanno la loro dimensione e ci determinano in un certo modo.

È chiaro quindi che oggi la nostra scrittura risente di quanto noi siamo in grado di interagire con quanto ci circonda, per cui l'evoluzione del nostro pensiero si riflette benissimo nel nostro gesto grafico.

Iniziamo quindi con la sua storia, con le sue prime tracce.

Le notizie più remote sulla scrittura provengono dall’India meridionale.

Da qui il suo studio si diffuse fino Cina, per approdare - intorno al 2000 A.C. - in Grecia e nel mondo occidentale.

Già dall'antichità erano accertate connessioni profonde tra le caratteristiche della personalità e il gesto grafico.

Confucio: "La scrittura può mostrare in modo infallibile se proviene da una persona nobile di spirito o da una persona volgare”.

Aristotele: "Così come gli uomini non hanno lo stesso suono della voce, così essi non hanno lo stessa scrittura”. 

Svetonio (70-140 d.C.), storico latino e biografo dei Cesari, scrive che da alcune caratteristiche dell’imperatore Cesare Augusto erano deducibili dalla sua grafia.

Padre fondatore della grafologia è l’abate Jean Michon (1806-1881) che elabora un sistema molto rigido stabilendo leggi e principi per desumere dai segni il carattere, decidendo che un non segno o il segno opposto dà l’interpretazione opposta: in realtà non è così perché la personalità è sempre in movimento e le forme compensatorie sono sempre molte.

Anche il suo allievo Jean Crèpieux-Jamin (1859-1940) elaborando le intuizioni del maestro e apportando il concetto di armonia globale, non si allontana dalla rigidità dei segni.

Rilevante è il contributo portato da Maurice Periot, docente di fisiologia neuromuscolare, che parla di neurofisiologia del gesto grafico per giungere a

Max Pulver (1889-1952), psicologo svizzero dà nuovo impulso alla ricerca considerando soprattutto la distribuzione dello scritto nello spazio sul foglio, l’inclinazione, la larghezza, lo sviluppo del rigo, e altre indicazioni, indispensabili per l’interpretazione. La mano esegue gli impulsi che partono dalla corteccia cerebrale e li fissa nel campo grafico che diventa lo spazio dove l’inconscio estrinseca il suo essere.

Ludwig Klages (1872-1956) sposta l’attenzione verso il complesso grafico e la sua fisionomia unitaria

Ania Teillard (1889-1978) apprende da Jung la psicologia del profondo e la salda alla grafologia. Allieva di Carl Gustav Jung (1875 - 1961), Klages e collaboratrice di Pulver, nel 1948 pubblica il saggio L'âme et l'écriture, un’originale sintesi dell'interpretazione grafologica attraverso l'analisi della relazione fra i segni grafici e il loro corrispettivo valore psicologico, relazione data dal simbolo. La scrittura è essenzialmente simbolica. Il simbolo, poiché nasce ed esprime un rapporto, ha un valore dinamico rivelatore dei moti e passioni dell'animo umano. Nulla di statico. Nella scrittura vengono rintracciate le componenti simboliche che strutturano il tipo di personalità, accostando quindi gli elementi grafici ai tipi psicologi junghiani.  

Da ricordare anche lo scrittore e giornalista Robert Saudek, (1880-1935) nato in Cecoslovacchia, che conduce ricerche ed esperimenti sulle scritture dei gemelli monozigoti

ITALIANI 

Camillo Baldi (1550-1637), professore di logica e metafisica all’Università di Bologna, scrive "Come da una lettera missiva si conoscano la natura e le qualità dello scrivente“.  È la nostra prima testimonianza scritta relativa allo studio della grafia. 

Marco Marchesan (1899-1991) elabora un sistema grafologico in cui sono individuati 226 segni e 3500 tendenze che si esprimono attraverso tali segni. Chiama tale metodo "psicologia della scrittura". Per la prima volta il termine grafologia viene sostituito con uno che meglio rappresenta lo scopo di questa disciplina: psicologia applicata alla scrittura.

Padre Girolamo Moretti, (1879-1963) francescano conventuale, è il fondatore della grafologia italiana. Individua il rapporto tra il corpo e la psicologia dello scrivente. Punto fondamentale della ricerca rimane l'importanza delle caratteristiche personali uniche ed irripetibili per individuo: il metodo è rigoroso, oggettivo e trasmissibile, basato su "segni"  quantificabili oltre che qualificabili (misurazione in decimi). Nel 1914, con lo pseudonimo di Umberto Koch, pubblica la sua opera fondamentale  "Trattato di grafologia Intelligenza sentimento".

Questi sono i contributi di quegli studiosi che hanno permesso di stabilire i concetti imprescindibili della scrittura quale il simbolismo spaziale, la pressione, la velocità, il ritmo, l'armonia e l’assetto grafico globale.

Michon, Crèpieux-Jamin, Klages, Pulver ecc. apportanto i loro studi e le loro intuizioni da un punto di vista psicologico e scientifico, ma la prima che parla di anima naturalmente è una donna, Anja Teillard.

Di lei mi piace ricordare queste tre caratteristiche di un buon grafologo:

“... è colui che rivive il significato simbolico dei segni o gruppi di segni e li combina con l’aiuto delle proprie conoscenze psicologiche”

“Più dispone di idee giuste e vere da annettere ai segni e più saranno ricchi e somiglianti i ritratti”

“Più è vasta la sua esperienza e più saprà comprendere i segni”

Adesso addentriamoci nella sfera dell'Anima

L'ANIMA rappresenta il nucleo misterioso della persona, il luogo dove desideri, progetti, emozioni, ricordi (anche quelli ancestrali), volontà e processi mentali si incontrano e danno vita alla personalità. Per CARATTERE intendiamo le disposizioni positive e negative che regolano il comportamento nei confronti degli altri: un linguaggio quotidiano che definisce il modo di esprimersi di ognuno di noi.

ANIMA : anemos, soffio vitale - vento.

CORPO : soma, insieme di organi - materia

PSICHE : psiché, soffio, respiro - interazione del respiro nella materia.

Iniziamo con il dire che l'uomo nasce con un centro, l'ombelico: è attraverso questo che è legato alla placenta materna e si nutre durante i 9 mesi della sua formazione.

È lì che risiede tuttora il principale suo centro (l'HARA), ma la maggior parte degli uomini lo ha dimenticato.

L'uomo può vivere senza conoscere il suo centro, ma non può esistere senza averne uno: così molti trascorrono giorno dopo giorno senza vere radici.

Dove sono le radici?  

È ovvio. Guardiamo un albero osserviamo fronde, rami, tronco e radici e sappiamo dove sono le radici dell'albero.

Ci osserviamo, capelli, braccia, tronco, gambe e sappiamo dove è il nostro attacco a terra, dove sono le nostre radici terrene.

Ma noi non siamo solo un corpo inanimato (soma) per cui abbiamo delle altre radici, ben più potenti.

Si tratta di diventare consapevoli di queste radici e quindi di un altro centro che è un ponte tra noi e l'esistenza: il cuore

Il bambino prima di nascere è legato alla placenta e alla madre per i primi 9 mesi attraverso l'ombelico.

Poi viene al mondo e incomincia a respirare per conto suo.

Osservando il neonato che respira vedremo dove si trova la sua respirazione: nella pancia.

Col passare del tempo, riconoscendo di non essere un'unica identità con la madre, svilupperà un altro centro: imparerà, se amato, ad amare attraverso il CUORE.

Col passare degli anni si crea un altro centro: la MENTE, l'intelletto, la ragione.  

I condizionamenti ambientali, l'introiezione delle regole genitoriali, la cosiddetta "educazione" che in certi casi può definirsi semplicemente "addestramento" impone al bambino che sta crescendo di usare la logica, la razionalità, la mente e il centro si sposta localizzandosi nel cervello, principalmente nell'emisfero sinistro.

L'irrazionalità viene vista come impedimento a un equilibrato formarsi della così detta "personalità" e gran parte della creatività che è la base del nostro essere va dispersa.

Abbiamo quindi fatto risalire il nostro centro fino alla mente, in molti casi dimenticando o ignorando appositamente gli altri due centri.

Si tratta quindi di ritornare a quel primo contratto con l'esistenza, ridiscendendo al nostro primo centro e mettendo in connessione queste tre istanze, HARA - CUORE - MENTE.

        Solo con un equilibrato rapporto tra queste tre istanze si può crescere e progredire nel nostro cammino: la scrittura è uno strumento perfetto per aiutare qualsiasi individuo a riconoscere le problematiche più profonde e ad affrontarle per risolverle.

DIAFRAMMI (pelvico - plesso solare - toracico superiore) DIVIDONO IL CORPO IN TRE PARTI

 IN ALTO VOLANO LE IDEE

IN CENTRO L’IO 

IN BASSO CI RADICHIAMO NELLA MATERIA

Anche nella scrittura tale simbolismo resta la base per la conoscenza


Che cosa è la GRAFOLOGIA?

La grafologia è uno strumento fatto di due elementi

i segni grafici (visibili) (grafo= io scrivo)

la loro interpretazione dai dati psicologici (invisibili) (logos=verbo, io ragiono).

È nel rapporto di questi due elementi che si basa il referto.

A che cosa serve la grafologia?

Sicuramente non a sentenziare e dare giudizi sulla personalità dello scrivente, ma - individuando il sistema con il quale le caratteristiche vengono messe su carta - aiutare a vivere meglio e alleviare lo stress.

 Nella mimica di un volto possiamo leggere allegria, rabbia, dolore senza attribuire alla sporgenza del naso o alla larghezza della bocca un particolare significato: lo intuiamo da quel qualcosa che traspare e che noi percepiamo.

Sappiamo capire se un sorriso è costretto o sincero, ma non siamo in grado di dire quale muscolo del viso si contrae per esprimere un sentimento piuttosto di un altro: il procedimento espressivo è del tutto involontario, inconscio, come nella scrittura.

1.     L’ANIMALE SI ESPRIME SEGNANDO IL TERRITORIO CON URINA

2.     L’UOMO SEGNA IL TERRITORIO SCRIVENDO

 Infatti è attraverso la scrittura che l’uomo comunica.

 La scrittura, checchè ne pensiamo, sta alla base della nostra vita (provate a pensare a una giornata senza carta, matite… computer)

 La scrittura è un linguaggio fatto di segni attraverso il quale comunichiamo con il resto del mondo in modo conscio, ma anche in modo inconscio (quante volte vedendo una scrittura siete stati affascinati dalle forme che dipingevano il foglio e quante altre vi siete irritati davanti a degli scarabocchi comprensibili o incomprensibili che in ogni caso vi infastidivano?)

Anche se oggi l’analfabetismo è limitato rispetto a una volta si vedono ancora scritture scoordinate o molto poco caratterizzate, segno di una certa difficoltà nell’esprimere la propria ANIMA.

 La parola ANIMA non è tanto in uso se non nei percorsi spirituali ben definiti tanto cattolici quanto esoterici, o presso la tanto deprecata NewAge che ha avuto il merito di diffondere concetti da cui alcuni hanno potuto trarre sprazzi di consapevolezza altrimenti non possibili nel loro vissuto.

 SIMBOLISMO SPAZIALE

 Il foglio è l’ambiente:

- quando entriamo in una stanza diamo un rapido colpo d’occhio per collocarci in modo consono al nostro modo di essere per cui ci affrettiamo a delineare i margini a cui fare riferimento.

1) punto da cui incominciamo a scrivere ha la stessa distanza dal margine in qualsiasi formato su cui noi scegliamo di scrivere

2) lo spazio in alto è lo spazio immaginativo

alto l’autorità costituita

sinistro la gestazione, legami con la famiglia di nascita

destro il progredire verso gli altri (spirito pionieristico fino al non rispetto limiti)

3) ogni lettera è il presente (IO)

    ogni lettera scritta è il passato

    ogni lettera da scrivere è il futuro (TU)

OGNI LETTERA È IL SIMBOLO DELL’IO

4) spazio tra lettere è lo spazio tra IO e TU (fisicamente un braccio)

      addossata il TU che invade l’IO

      confusa DIFFICOLTÀ DI IDENTIFICAZIONE

5) spazio tra parole è la programmazione per l’azione successiva

6) lo spazio tra le righe delinea il tempo (superiore/passato inferiore/futuro)

 - le persone indaffarate non lasciano lo spazio dedicato al tempo del riposo

 - molto spazio indica la necessità di riposo

 - lo spazio al fondo del foglio è come stiamo programmando la fine della vita 

CALIBRO DELLA SCRITTURA 

È l’altezza media delle lettere che non hanno allunghi superiori o inferiori

a c e i m n o r s u v z w x  

sono utili però anche le

b d g p q y

 mentre vanno escluse

f l t j k

Il calibro medio di una scrittura media dovrebbe essere 3 mm.

Chi scrive in questa misura è una persona che sa stare al proprio posto, equilibrata e chiara, si pone senza troppe problematiche nell’ambiente e ha buon spirito di adattamento, decisioni democratiche

Più è piccola la scrittura e più la persona va verso l’analisi: tipica scrittura del ricercatore, del religioso, del matematico, profondità di sentimenti, rispetto verso il prossimo. Ma anche eccessiva timidezza ecc.

Il calibro grande indica il bisogno di espandersi nell’ambiente, esuberanza, vitalità e gioia di vivere.

Oltre i 5 mm. Intervengono problemi di ego, assoluta esigenza di dominare e di essere riconosciuto come cato… io ipertrofico.

Fluttuazioni nel calibro indicano una non costante percezione del proprio io, un io non ben definito… fragilità.

 

TRATTI CARATTERIZZANTI 

PRESSIONE

- verso il basso è quanto vuole incidere nell’ambiente (volontà)

- ovunque è dispendio di energia, disorganizzazione

- verso l’alto grande evoluzione (mistici) o difficoltà x realizzare idee a causa di bisogni corporei non concretizzati.

- leggera difficoltà nell’affermare la propria personalità/potenza occulta

INCLINAZIONE

      - verso dx c’è slancio e ottimismo nel progredire

      - verso sx restii a lasciarsi andare, tenta di frenare il futuro

      - eretta è chi è ben radicato nel presente tiene conto del passato e avanza     con discreto dinamismo verso il futuro

      - oscillante è tipica di chi è tollerante, ma prudente

ANDAMENTO

      - si fa fatica a scrivere ascendente x cui l’ottimista ne ha la forza (utopia)

      - depressi non lanciano il braccio e inclinano verso il basso

LEGAMI

      - stacchi obbligatori dopo la I e la T, ma casi in cui è incorporata

      - legare l’io al tu (legata) o tendere alla propria individualità (slegata)

SEGNI SPIGOLOSI

      - segni di sofferenza

ALLUNGHI

      - SUPERIORI portano nel campo mentale (fantasia e spiritualità)

      - INFERIORI radicano la personalità nella zona del concreto

AVVIAMENTO

      - come ci si introduce in un ambiente

QUALITÀ

      - stati d’animo individuabili: nervosismo, depressione, allegria ecc.

      - calma /nervosa

      - prolissa /parca

      - lenta / veloce

      - grintosa /aggressiva

      - tentennante

      - disarmonica (disordine, stacchi ecc.)

      - dilatata (predilezione rapporti interpersonali senza ideali)

      - angolosa (non armonia nei rapporti)

      - tonda (gioviale faceto)

INTERVENTI SUL TESTO

 - dove si trovano?

- significato simbolico delle lettere (g-sessualità; p-potere personale;

-comunicazione)

- significato della frase

- quale scopo hanno?

- come è eseguito (pressione, direzione, introspezione)

- correzione che lascia vedere cosa era scritto prima?

SOTTOLINEATURE: enfasi e bisogno di chiarezza, ma pignolieria

CORREZIONI: scarso rispetto per altro

AGGIUNTE: pignoleria/chiarezza

SBAGLI/DIMENTICANZE: scarso interesse per quel che si scrive

RICCI:

- nascondimento

- maldicenza (uncinati)

- soggettività (finale di lettere)

- aggressività

- chiusura (ritorno alle origini)

- insicurezza (staccati dalla lettera)

- flemma (poca carica vitale)

- indipendenza

- fissazione (materialistica da sotto il rigo - utopistica evasione mentale)


LA FIRMA

 È il simbolo attraverso cui lo scrivete un documento si identifica: è la sua personalità giuridica.

 Chi deve siglare molti documenti adotta una firma (siglia) rapida

 Da qui si individua la realtà più profonda dell’individuo perché interpreta se stesso, mentre nello scritto tende a immedesimarsi con il contenuto

 Differenza nella scrittura e firma indicano carattere ambiguo, vita sociale mascherata

 - a sinistra del foglio necessità di mantenere legami con ciò che ha  acquisito e non riesce ad abbandonare il passato.

- a destra va con veemenza verso il futuro

- con la sottolineatura si chiede considerazione alla concretezza

- con la sovralineatura si chiede protezione (dolci, mondo dei sogni)

- tagliata vuole cancellare l’identità, il legame con la famiglia origine

 Iniziale ipertrofica: mancanza genitori (non accoglimento proprie esigenze)

 Nome = madre

Cognome = padre

Abbellimenti: ricerca di una personalità non ancora definita

Firma di artista con licenze pittoriche

 


Il messaggio attraverso la scrittura è SEMPRE autentico, anche quando lo scrivente conoscendo le regole della decodifica cerca di mimetizzarsi: il suo inconscio lo porterà sempre a segnalare le sue problematiche e i suoi nascondimenti. Essere soddisfatti della propria scrittura significa essere soddisfatti di se stessi. Imparare a modificare dei segni della propria scrittura significa imparare a modificare lati difficili del proprio carattere

Liberamente tratto da "Leggere l'anima" di Riccardo Bruni e Sergio Sapetti